Musica, intervista a Emin, tra musica e business

Musica, intervista a Emin, tra musica e business

Se sentendo il nome “Emin” non vi si accende nessuna lampadina è solo una questione di tempo.
Stiamo parlando di un cantante di origine azera, noto ai suoi connazionali e in Russia come musicista e imprenditore di successo: se molti marchi italiani di alta moda sono arrivati in Russia è grazie a lui e a suo padre, come ci ha raccontato.
In occasione del tour dei Take That è stato lui ad aprire i concerti delle ultime cinque tappe, facendosi conoscere al pubblico di Monaco, Amsterdam, Berlino, Zurigo e Milano.
Al momento Emin è impegnato nel tour promozionale del suo nuovo album “More Amor”, uscito a maggio scorso sia in Europa che negli Stati Uniti, dal quale è stato estratto il singolo “Boomerang”, scritto, prodotto e suonato insieme a Nile Rodgers.

Un artista di cui approfondire la conoscenza sia ascoltando la sua musica che leggendo quello che ha da dire, artisticamente parlando e in generale: si tratta di un personaggio estremamente multisfaccettato e versatile, che farà sicuramente molto parlare di sé!
Ecco la sua pagina ufficiale su facebook.com/emin

Cosa ti aspetti dal pubblico italiano e cosa pensi della nostra terra in generale?
È molto interessante: questo è il mio primo viaggio musicale in Italia ed è divertente perché dal 2001 vengo qui una media di cinquanta volte l’anno come acquirente per Pitti Uomo a Firenze e al Micam a Milano. Si tratta di affari di famiglia: ci occupiamo di portare i brand in Russia, mio padre ha iniziato anni fa e poi ha deciso di spostarsi nel campo delle costruzioni e io ho preso in mano la parte legata alla moda. Abbiamo portato moltissimi brand in Russia e lavoriamo ancora con loro; i nostri partner sono marchi come Sergio Rossi, Casadei, Italo Fontana… Non parlo italiano, ma posso dire qualcosa perché durante questi incontri gli interpreti sono sempre così lenti che devo trovare le parole per velocizzare le cose! Abbiamo portato più di 200 brand in Russia negli ultimi 25 anni: per dieci anni se ne è occupato mio padre, gli ultimi 15 ci ho lavorato io.
È splendido perché per la prima volta sono finalmente qui per cantare: ho detto milioni di volte che sarei dovuto venire in Italia per un concerto, per fare questo, per fare quest’altro e finalmente sono qui per la mia musica! L’Italia è la mia Nazione preferita in Europa, sicuramente: gli italiani sono come miei fratelli! Sono nato in Azerbaijan e sento tantissime somiglianze tra di noi, molto più che con i francesci, con gli inglesi o con i tedeschi! Negli affari è così facile: ancor prima di firmare un contratto, se ti stringi la mano… è fatta!
E non ti ho ancora detto che Adriano Celentano è il mio cantante preferito di tutti i tempi! Ho tutti gli album, posso cantare ogni canzone e sono andato a vedere il suo concerto a Verona: lo amo tantissimo sin da quando ero piccolo!
Considero l’Italia una delle nazioni più interessanti in quanto trend setter: una nazione che non ha molte risorse naturali, al contrario della Russia, è il top in quanto gioielleria, moda, design e qualsiasi altra cosa ti venga in mente… è incredibile! Le persone qui sono così talentuose, è sempre un piacere avere attorno questo tipo di persone, amo l’Italia!

Come crei le tue canzoni? C’è una routine creativa o ogni volta è diverso?

Ci sono due modi: uno, il migliore, è quando ti siedi, ti fai un caffe e improvvisamente, con un pianoforte, un pezzo di carta e cinque minuti a disposizione, hai una canzone… questo è il modo facile, succede raramente e ancor più raramente questa canzone diventa un singolo. È successo per il mi singolo di debutto “Still”: in Russia tutti amano “Still”, ma sono stufo di questa canzone e ci ho messo cinque minuti per scriverla! L’altro modo è quando ti siedi e provi a scrivere una canzone, sei dell’umore giusto per scrivere, ti siedi là per 10 ore e finisci con cinque canzoni che non registrerai mai perché fanno davvero schifo. La cosa che ho imparato collaborando con tanti grandi autori è che ci vuole molta scrittura per scrivere una canzone che valga la pena. Devi passare attraverso un processo di scrittura, lasciar decantare quanto scritto nella scrivania e continuare così per molto tempo. Puoi registrare qualcosa, ma devi far decantare anche quello. Così facendo pui fare 50 canzoni e ogni tanto ti capita un gioiello degno di essere registrato che può diventare uno dei tuoi singoli. Gli artisti che fanno tanti singoli sono ricordati per le loro canzoni migliori: raramente un artista importante fa una canzone che nessuno ha mai sentito. Qual è il senso di pubblicare una canzone che fa schifo?

Qual è stato l’avvenimento più emozionante della tua carriera?

L’anno scorso ho compiuto 35 anni e ho fatto un tour per la Russia e l’Azerbaijan con molti artisti russi ospiti, una sorta di “Emin and friends”; è stato interessante perché per la prima volta ho collaborato con dieci grandi artisti russi per concerto e c’era davvero un effetto “wow”, uno dopo l’altro! È stato davvero toccante perché c’erano davvero tutti quelli che ho conosciuto durante questi anni!
Un altro momento emozionante è stato quando ho avuto l’occasione di duettare con un altro dei miei idoli musicali: Magomayev, un cantante azero che è morto quando ho iniziato la mia carriera.
Cantavamo molto a casa e per il suo compleanno abbiamo fatto insieme “My Way”: fantastico!
Mi emoziono quando canto le mie ballad sul palco durante un concerto “regolare”: è un grande privilegio essere sul palco ed è importante realizzare che tutto questo potrebbe finire in ogni momento. Gli artisti che fanno gli snob a proposito dell’essere famosi dovrebbero essere più consci del fatto che potrebbe tutto scomparire così come è arrivato. Quando realizzi che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo ti senti decisamente più a tuo agio con tutto quello che ti circonda.

Come descriveresti “More Amor” e cosa ci puoi dire a proposito di “Boomerang”?

L’album precedente si chiamava “Amor” e ha riscosso abbastanza successo, così la Warner ha deciso di chiamare questo album “More Amor” e abbiamo messo le migliori canzoni dai miei tre album precedenti e ho aggiunto qualche nuova canzone come “Boomerang” e “Woman” e qualcun’altra. È un po’ una sorta di “Best Of” con un po’ di materiale fresco!
“Boomerang” penso sia una delle migliori canzoni pop contemporanee che ho fatto nella mia carriera e le mie speranze sono alte! Siamo nelle radio di tutta Europa e il mio staff mi ha detto che in Italia, in tre giorni, siamo nella programmazione di diciassette stazioni; in Germania e in Francia è molto apprezzata; negli Stati Uniti è entrata al 43esimo posto nella Billboard, penso la migliore nuova entrata… non so i numeri giusti adesso, ma l’idea è che per la prima volta c’è una risposta istantanea alla canzone e penso che molto abbia a che fare con il fatto che c’è Nile Rodgers! È colui che ha dato alla canzone la confidenza di cui aveva bisogno! Ho suonato questa canzone a New York ad un evento di beneficenza per i senzatetto dove lui avrebbe tenuto un discorso; ho scoperto quel giorno che Nile Rodgers era senzatetto una volta. Dopo la fine del suo discorso i fan lo hanno circondato per le foto, io chiudevo l’evento facendo qualche canzone e una di quelle era “Boomerang”. Dopo lo show è venuto da me (ci eravamo già incontrati durante gli anni passati) e mi ha detto “Emin, mi piace questa canzone, potrebbe essere una hit mondiale per te!” e io gli ho risposto “Nile, non senza te che suoni la chitarra!” e così, per caso… boom, è successo! Tutte le mie collaborazioni sono nate per caso, non erano programmate! Non avrei mai sognato di collaborare con Nile Rodgers, ma ha ascoltato la canzone, ha avuto delle idee fantastiche per renderla migliore e ha reso la canzone quello che è oggi, e l’ha resa una canzone da radio: è fantastico! Devi andarti a prendere la fortuna, come lui ha fatto con “Get Lucky” (il gioco di parole in inglese è legato al “you have to get lucky, like he did with the “Get Lucky” record”, ndr) e io penso di aver trovato la mia fortuna con “Boomerang”! » Chiara Colasanti
TW @lady_iron
25 ottobre 2015

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