Dal 10 maggio il Festival del Teatro greco di Siracusa

Dal 10 maggio il Festival del Teatro greco di Siracusa

Prenderà il via il prossimo 10 maggio il 54° Festival del Teatro greco di Siracusa. Il tema sarà La scena del potere e verrà declinato attraverso tre nuove produzioni teatrali, le tragedie Edipo a Colono di Sofocle ed Eracle di Euripide e poi la commedia I Cavalieri di Aristofane che concluderà la rassegna l’8 luglio. A dirigere gli spettacoli saranno Yannis Kokkos per Edipo a Colono, Emma Dante per Eracle, Giampiero Solari per I Cavalieri.
Al centro della stagione 2018 ci sarà l’uomo e la sua smania di potere ma Eracle di Emma Dante, che darà il via alla stagione, l’8 maggio, sarà una tragedia “rivoluzionata” perché sarà interamente “rosa” e l’eroe protagonista sarà una donna. “La prima volta che parlai di questo progetto – dice Emma Dante – dissi che il mio desiderio più grande era confrontarmi con questo testo sovvertendo la regola che era quella di far recitare le parti femminili agli uomini. Ecco la mia sarà una sfida al contrario, con un cast femminile che interpreterà gli eroi. Non ho intenzione di far diventare Eracle una donna, ma è un gioco teatrale all’inverso”.
Dramma appassionante e struggente, ricco di inattesi colpi di scena e di intenso patetismo. È il dramma della follia, la follia che colpisce e trascina nella polvere l’eroe civilizzatore e benefattore dell’umanità per antonomasia qual è Eracle. Eracle è un eroe ‘positivo’ in tutta la prima parte di questa tragedia, salva in extremis la propria famiglia dalla strage macchinata da Lico, il tiranno usurpatore del trono di Tebe al quale riesce a tendere un agguato mortale. Nella seconda parte del dramma vede paradossalmente ribaltato il proprio destino personale e irreparabilmente ‘contaminato’ il proprio statuto eroico allorché incorre nell’irrazionale vendetta di Era, dettata da un’antica gelosia coniugale, la quale, avvalendosi della potenza obnubilatrice di Lyssa, lo induce a uccidere, in un raptus di follia, quegli stessi familiari, moglie e figli, da lui poco prima sottratti a morte sicura, dando vita a una delle rappresentazioni più lucide e spettacolari, mai offerte dal teatro antico e moderno, del delirio della mente umana.
Eracle precipitato nella più cupa disperazione per le proprie involontarie colpe, riconoscerà nell’amicizia di Teseo – e dunque, fuor di metafora, in Atene – la luce della solidarietà e dell’accoglienza. Sul piano etico, poi, la moderna lezione che se ne ricava è che non già il suicidio (al quale era approdato ad esempio Aiace, incapace di sostenere il peso della propria vergogna), bensì la virile sopportazione del dolore causato dalle proprie colpe, contraddistingue la condotta di un eroe (e ovviamente di un tiranno) incorso nella sventura, e costituisce la più degna conclusione della sua esistenza. Ed è così che l’antico eroe sovrumano muore per rinascere come uomo: questa volta egli riceve, anziché dare, l’aiuto del prossimo, e sopporta le sofferenze dei comuni mortali.

Edipo a Colono è l’ultima tragedia superstite di Sofocle rappresentata postuma, e ponte ideale con la lotta fratricida dei figli di Edipo per il possesso della città. Una tragedia che, scritta negli ultimi anni di vita dell’ormai novantenne tragediografo, in una Atene annientata dal precipitare degli eventi della guerra con Sparta, apre il varco per una possibile rinascita: dalla effimera illusione oligarchica del 411 a.C. al vagheggiato e simbolico ritorno, a Colono, di un buon padre-re. Ritorno collocato da Sofocle non a caso nella terra dei propri padri, il demo attico di Colono. In quel demo, peraltro, lo stesso Sofocle si era trovato ad avallare, in un’assemblea militarizzata e intimidita, i primi passi del “golpe” del 411. Ed è così che anche l’inesorabile verdetto dell’Edipo re (dentro il migliore dei sovrani può nascondersi il più vergognoso dei criminali), tragicamente appesantito dalla maledizione che porta allo scontro ed alla morte dei suoi figli maschi con l’annientamento della stirpe, trova il suo riscatto in un finale ‘aperto’, che di quel verdetto rappresenta una ritrattazione revisionistica (dentro il più orribile dei criminali può celarsi il più salvifico dei sovrani). Edipo assurge, così, a portatore di una chance di salvezza per Atene. Viene infatti recepita dal sovrano di Atene Teseo – vero buon sovrano, per giunta giovane, della tragedia – l’istanza di asilo del vecchio Edipo: ormai cieco e inerme, espulso dalla sua città come un capro espiatorio perché contaminato dai propri inconsapevoli ma atroci crimini (l’uccisione del padre e l’unione incestuosa con la madre) e dalla punizione che egli stesso si è inferto cavandosi gli occhi dalle orbite. Edipo giunge ad Atene, aggrappato al braccio della figlia Antigone, nell’idillico bosco sacro di Colono. E il suo destino si compie.

A concludere il Festival 2018 dal 29 giugno all’8 luglio sarà la commedia I Cavalieri di Aristofane.
Il gigantismo del tiranno o dell’eroe trova il suo grottesco rovescio nel demagogo della commedia, che di quella ‘tragica’ grandezza rappresenta, in maniera provocatoria e ‘demagogica’, lo svilimento e la degradazione. E il demagogo per antonomasia della commedia ateniese è Cleone. Capo del partito democratico, subentrato a Pericle nella leadership della Città, bersaglio privilegiato della satira politica aristofanea degli anni Venti del V secolo. Cleone è il protagonista dei Cavalieri, la fortunata commedia rappresentata nel teatro ateniese di Dioniso alle Lenee del 424 a.C. Essa garantì a un Aristofane ancora giovane il primo premio. Mai, sino a oggi, è stata prevista nella programmazione siracusana dell’INDA. Questo sarà appunto il terzo dramma in scena nella stagione 2018, nel quale protagonisti sono il vecchio e rimbambito Demo, allegoria del popolo ateniese, e un servo di casa, Paflagone, controfigura di Cleone, uomo rozzo ma astuto e potente, che con l’adulazione e i raggiri si è guadagnato i favori del padrone. A sorpresa, grazie alle trame di altri due servi (a loro volta probabili controfigure dei due strateghi ateniesi Nicia e Demostene), stanchi di essere tiranneggiati dai voleri di un Demo ormai totalmente asservito al servo-demagogo, ma grazie anche al decisivo supporto fornito dal coro di Cavalieri (nemici giurati della democrazia ateniese), con tragicomico rovesciamento Paflagone-Cleone cadrà in disgrazia. Espulso anch’egli come un capro espiatorio ai margini della città e condannato a… vendere salsicce, verrà soppiantato, da un politico a dir poco ‘improvvisato’: un Salsicciaio, terzo componente di un esilarante terzetto, soggetto non meno spregevole, e se possibile, ancor più ignorante e arrogante dell’altro! Chi è, in questa vicenda, il tiranno? Chi l’eroe? Sarà la storia, quella antica e quella attuale, a rispondere. » red
2 aprile 2018


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